22 ottobre 2007

Untuoso lago

Untuoso lago
Libertà,
di non esser più solo
e confondermi
nella folla spregevole
maledetta gente
dal sorriso ghignante
d’un Lucifero maledetto
e oscillo
folle
ancora
tra le genti,
confuso dalle loro
vane parole
arrabattate di fatti insensati
che si ripetono
ritorti
intorno a spirali
di nulla
insensate
e in viscosa melma
d’umanità
affondo
e lascio col mio corpo
il dolore svanire
sin che mi spengo
nell’identico
inebetito
nero della loro
misera quotidianità.
Felice mi scopro
Desiderare
ancora
La mortale
Mia fedele
ghiacciata
Solitudine
Lama sulla pelle.
E qui dall’altura
Ancora li osservo
E forse persino,
mio dio,
li diprezzo
disumana mente.
Finisce così
Il sogno d’esser perso

Nel lago vile
In cui
Voi tutti
Ancora
ignari
V’affannate.

2 Comments:

Blogger Logos said...

Strano post questo per me... Crudele come piacerebbe al mio Fratello in Seth, Antares.
Solo una riflessione, cinica, su chi s'arrabatta e su chi non comprende.
Martire nel dolore della conoscenza. Che sia questo il mio senso?
Logos

10:13 PM  
Anonymous Laura said...

Mi sembra di vederti scrivere questa poesia mentre osservi passare i viandanti ortesi... Sbaglio?
Comunque, anche se amara, mi piace molto!
Per me però il Lago, come ben sai, non è untuoso e soffocante, ma avvolgente, liquido, oscuro. Incantevole delirio nel quale immergersi e affondare. Coloro che mi passano accanto sono solo ombre fugaci, insignificanti fantasmi...
Conto soltanto io, laggiù, e coloro che scelgono di gravitare per un po' intorno al mio nucleo rovente.

Un abbraccio.
In connessione.
In affetto.

L.

5:18 PM  

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