03 aprile 2014

Contaminazione

Contaminazione

Placido deriva il suono
Litanie dell'archibugio,
Del canto una preghiera,
Voce che si spegne.

Musicando il menestrello
Questa rarefatta distopia
Il disgelo si dà lento
Alla mia ferita goccia. 

Strumento impronunciato
Sola l'orchestra mesta
La danza il corpo il nero.
Qui e ora. La nota che s'ascolta. 

Resta d'un Oltre passo
Crepe nella pelle, i nomi.
Rigagnoli! Cola sangue cola!
Fertile sia contaminazione.

25 marzo 2014

Pur'essenza accartocciata.

Pur'essenza accartocciata.

Pur'essenza accartocciata.
Lei mi osserva in un vetro ritorto
Opposti divelti oscurati sguardi.
Nel tempo, il silenzio l'anima blandisce,
Misericordia. Danzi la musa la sua nota.

Lungo le rive d'un fiume di seta
Come un barcaiolo un canto
Che lascia fuggire l'orizzonte
E resta placido nell'inazione
Io il presente momento invoco.

Deserto regno sovrano
Osservo e immoto affondo
Naufrago deliquio d'urla
Alte le voci, gonfie le nubi.
Di me s'ascolti l'evocazione.

04 luglio 2013

Cos'è la mia libertà?

Cos’è la libertà?
Cos’è la libertà?
La mia fottuta libertà
Il mio agire, il mio essere agente
Il mio andare, il mio venire
Orgasmico deliquio
Il mio cercare
Il mio vagare
Mio
Quante volte inutilmente mio
Mia
E allora l’andare
L’agire il peregrinare il vagare
Il ciondolare
Senza antenati in una preghiera talmudica
Le centinaia di precetti
Le ricette e i biscotti
La soglia, l’ibridazione
Il camminare
Sangue sui piedi
Tracce cicatrizzate sulla schiena
Ferite, unghie
Sangue
Denti e morsi
La fottuta libertà
Di non essere niente
Nessuno
Vagabondo
E le strade
Il mare
Il nero
Profezia?
Qual è la mia profezia?
Pittore senza tela
Poeta senza carta
Scultore senza marmo
Nulla
Perfetta assenza di me nel tempo
E neppure la morte
Samarcanda attende
Che aspetti!
Lo sparo giunge lontano
Non è questo lo specchio
E neppure la pistola
Ma solo il silenzio
La candela
Faro verso casa
Lì voglio essere?
Essere
Ente vivente
Agente
Annichilente
Blasfemia entropia
Placida devastazione
Curiosità priva di speranza
Solo la pagina che scivola
Nel passato
Che non è esiste
Non è mai esistito!
Se non io
Ora
Vivo questo momento
Presente
Unico attimo
In cui sono
E poi non sono
Viva!
Viva questo me
Che svanisce
E lascia uno spazio
Luogo santo
La mia libertà
Le mie molte morti.

20 marzo 2013

Lascia che la Morte giunga

Lascia che la Morte giunga
Lascia che la Morte giunga
Benedicente
Il silenzio s'innalzi e pervada
Il tempo
Lo spazio
Che la ragione, la mente,
La coscienza, l'ego,
L'io
Io
Muoia
Che scivoli alla deriva
Di niente,
Del niente tutto,
Al nero
Contaminante.
Santo.

28 gennaio 2013

Ipnosi

Ipnosi
Sia l’ipnosi la soglia
Il tempo, il mare, il vuoto.
Deriva, sbiadisco in lembi
Terra nera. Muoio.
Ancora. Buio.

Parola, parola. Corre.
Clivo. Infranto in niente.
Voci. Mormorio. Altrove.
Giaccio. Immoto pianto.
Funebre canto.

Danza il tempo danza.
M’illudo. Ipostasi del dio.
La mani, il potere, il sangue. Sangue.
Fetide viscere. Sprofondo.
Urla. In te affondo.

La nausea, l’assurdo, il folle
Caligola. Sono nel Getsemani.
Frammenti di specchi. Riflessi.
Nel momento giaccio.
Fuoco, acqua e ghiaccio.

27 dicembre 2012

La Soglia e l’Oltre nella poesia di Lars Gustafsson.


La Soglia e l’Oltre nella poesia di Lars Gustafsson.

Nell’operazione di indagine che in queste pagine dell’Ermetica Ermeneutica e altrove stiamo compiendo si è andato via via delineandosi uno dei temi cardini di tutta l’espressione e l’indagine del Connettivismo. A parere di chi scrive questo tema può facilmente essere considerato la “causa primaria” da cui tutto il fare Connettivismo si origina.
Approfondendo potremmo osservare come questo tema sia anche da intendersi in un’ottica teleologica, come fine\forma del procedere del Connettivismo, come tensione continua ad un punto di arrivo che giustifica e dà senso.
Il lettore affezionato di NeXT avrà già compreso che il tema a cui stiamo facendo riferimento non è altro che l’”Oltre” di cui tanto si è già detto e scritto.
In altre pagine abbiamo osservato come l’”Oltre” rappresentasse nella poetica dei connettivisti l’elemento coincidente e rintracciabile in modo manifesto, palese. Si è osservato che la presenza di questo tema è così fattuale nella produzione degli autori connettivisti tanto che si potrebbe pensare che una poetica complessivamente “Connettivista” effettivamente esista e abbia nell’”Oltre” la propria chiave di lettura[1].
Appare necessario tuttavia, prima di addentrarci nella riflessione di questa ottava iterazione, dedicare un momento a una precisazione che è legata allo sviluppo attuale del Movimento.
Chi avesse frequentato le ultime iniziative del Movimento si sarebbe accorto come non si è più soliti parlare di “Connettivismo” quanto piuttosto di “connettivisti”, riconoscendo non tanto la frammentazione ma la diversità (a volte la divergenza) dei percorsi creativi e filosofici di autori che tuttavia si riconoscono come appartenenti a un comune sentire, un sostrato emozionale che li avvicina e rende il loro lavoro collegabile.
Non ci si rifà al Connettivismo come ad un Movimento istituzionalizzato in canoni e definizioni solide, questo Movimento non esiste, laddove mai sia esistito. Nel corso degli anni ci si è resi maggiormente conto della mancanza (e della non-necessità) di un’ortodossia connettivista in favore dell’assoluta, non imbrigliata azione creativa dei diversi autori, poeti, scrittori, artisti, film-makers, che si riconoscono in una comune emozionalità fluida.
I connettivisti, dunque, e non più il Connettivismo per garantire questa singola libertà espressiva e di indagine del reale che è però sempre, misteriosamente, inter-connessa con tutte le altre singolarità da un sentire vicino, identico e riconoscibile, da un’emozione osservabile.
I connettivisti operano all’interno di un palcoscenico filosofico senza confini, fluido e aperto.
Ma perché dunque nelle prime righe di questa ottava Ermetica Ermeneutica abbiamo ancora parlato di “Connettivismo”?
Lo abbiamo fatto perché nelle varie iterazioni di questa rubrica stiamo cercando di definire le caratteristiche prime, fondative, poetico\filosofiche che stanno alla base di quel sentire comune, di quell’emozione osservabile di cui si è appena detto. Quasi che fosse una sorta di minimo comun denominatore stiamo identificando gli aspetti più profondi e comuni alle diverse e autonome operazioni artistiche degli autori connettivisti.
Siamo ben consapevoli che non possiamo parlare di questa “emozionalità” comune senza darne conto al lettore o al critico: è necessario indagarla e palesarne le caratteristiche essenziali in modo da rendere “comunicabile” tale sentire.
Il materiale che giunge dunque dall’operazione di “estrazione” esegetica che qui stiamo compiendo lo vorremmo raccogliere e mostrare come il nucleo basilare dell’arte dei connettivisti, come quel “Connettivismo”, emozionalmente inteso, che raccoglie questi, così diversi autori, e li fa essere e sentire, nonostante le molte differenze, un Movimento letterario, artistico e culturale.
Connettivismo inteso dunque non più come Movimento coeso ma come filosofia coerente.
Dopo questa precisazione, quasi giornalistica, torniamo all’indagine che ci eravamo prefissi di affrontare in queste pagine. Come dicevamo è certamente il concetto di “Oltre” ad assurgere a punto chiave di tutta l’indagine dei connettivisti. “Oltre” inteso come oltre-nel-tempo, oltre-nello-spazio, oltre-nella-parola, oltre-nel-senso-comune; “Oltre”inteso però fondamentalmente anche come “Altro”, altrità-da-me, altrità-dal-mio-presente, altrità-dal-mio-esssere-uomo, ecc.
Vi sono tanti “Oltre” connettivisti quanti sono gli autori connettivisti ma questo non indebolisce affatto il potere del concetto dell’”Oltre” per la filosofia connettivista, anzi, ancora una volta ne determina la portata originaria e la potenza gnoseologica.
“Oltre” è il luogo del tendere del Connettivismo.
In questa Ermetica Ermeneutica vorremmo cercare di indagare alcuni aspetti ulteriori dell’Oltre” tentando di fare un approfondimento e dando a esso una descrizione mai presentata precedentemente.
L’intento di questa ottava iterazione è affrontare il tema dell’”Oltre” da un altro punto di vista inaspettato per poter lasciar emergere altre sue caratteristiche e peculiarità.
Per compiere questa operazione ci avvarremo, come di consueto, di quel marchingegno paradossale che è divenuto tipico di questa rubrica: ovvero lo spiegare i tema essenziali del Connettivismo leggendo e commentando autori lontani mille miglia dai connettivisti e dalla loro produzione (anche se forse carsicamente collegati da quel comune sentire a cui accennavamo sopra).
In questa iterazione l’autore che leggeremo è un poeta svedese di nome Lars Gustafsson.
Prima però di addentrarci all’interno della poesia di Gustafsson sarà necessario osservare il concetto di “Oltre” dalla nuova prospettiva a cui accennavamo e ciò sarà possibile solo dando all’”Oltre” un nome nuovo.
Sinora abbiamo attribuito all’”Oltre” il nome di “Limite” e lo abbiamo fatto intendendo quel limite in prospettiva Jaspersiana, ovvero come “Situazione-Limite”.
L’”Oltre” è sempre stato fondamentale “Altro”, alterità assoluta, tensione inappagabile a uno spazio ulteriore non raggiungibile. L’”Oltre” si è sempre configurato come “Confine”, “Limite”.
Certamente però questo “Oltre” non raggiungibile non è mai stato silenzioso. Come in Karl Jaspers, l’”Oltre”, pur rimanendo trascendente e inoggettivabile, nel contempo si è manifestato attraverso la “cifra” e il “simbolo”: l’”Oltre\Altro” è apparso, alla fantasia intuente e interpretante, come una “scrittura cifrata” in cui qualcosa della trascendenza si è dato di “traverso”, si è rivelato, sebbene in modi sempre inadeguati perché condizionati dall’essere-qui-e-ora del soggetto[2].
L’”Oltre” dunque resta “Oltre”, aldilà, limite non travalicabile, ma il soggetto, agente nel suo essere indagatore dell’Altro, coglie, intuisce, percepisce vagamente, come un’ombra ai margini del campo visivo, che qualcosa sta aldilà. Questa intuizione, così splendidamente poetica, è la via obsura all’”Oltre”.
Come però sottolineavamo nelle righe precedenti questa interpretazione dell’”Oltre” lo pone come fondamentale “barriera” al procedere esegetico dell’uomo: limite e confine.
L’unica via di accesso all’”Oltre” è una sorta di incantesimo poetico che consente di lasciar evocare e intuire ma che mai permette di afferrare ciò che resta al di là e altro.
In queste pagine vorremmo dare al concetto di “Oltre” un differente nome e osservare come in base a questo nuovo significante possa emergere un nuovo significato di “Oltre”.
Intenderemo nelle pagine a seguire l’”Oltre” non più come “Limite” (Situazione-Limite) ma come “Soglia” e osserveremo le conseguenze ipotetiche di questo slittamento semantico grazie alla produzione poetica di Lars Gustafsson.


[1] Nonostante alcune critiche anche recenti mosse all’apparente frammentazione del Movimento.
[2] Un ringraziamento a Carlo Sini e alle sue parole espresse sul volume dell”Enciclopedia Garzanti di Filosofia” a pag. 576.

12 novembre 2012


Squarci e crepe. Sangue.
Preannuncio di una fine
Iconoclastie concentriche
Spettri derive e cumuli
Niente in prossimità del niente.

L’attesa agita il velo
Madrigale di suoni indistinti
Ascolta! Il suono s’è composto
Vortice di cromie al nero.

Manifestazione di epifanie epiche.

Ora la trama si impone al reale
Squarci e crepe. Sangue.

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