05 maggio 2008

I lillà

Pensa a Phleba (5)
La prima cosa che vide furono i fiori. Fiori ovunque, fiori. Un campo disteso che sembrava perdesi all’orizzonte. Fiori viola, piccoli, ammucchiati l’uni sugli altri, disordinati, caotici. Brulicante massa tumorale colorata che pareva senza fine.
Phleba fece un passo. Il primo passo sulla superficie del pianeta e sorpreso si accorse di poterlo fare, di potersi muovere. Non vi era apparente differenza. L’abominio sembrava identico alla normalità che aveva sempre conosciuto. Mimetico inganno. Illusione di una anormalità mascherata.
La tuta protettiva aderente alla pelle gli trasmetteva fedele tutti gli impulsi esterni provenienti dal mondo, immediatamente il suo ipotalamo provvedeva a trasformarli in sensazioni, in percezioni sensoriali, in qualia. Phleba sentì sul volto la brezza di un leggero vento, ne percepì la bassa temperatura ma non rabbrividì. Sotto i suoi piedi sentiva il terriccio secco dello spazioporto. Terra morta, terra essiccata dal caldo, terra infertile.
Fece un altro passo e i fiori si fecero più vicini. Erano là, a cinquanta metri da lui, sul limitare stesso dello spiazzo dello spazioporto, come in attesa di un attacco, di un’invasione che sino a quel giorno non era giunta. Promessa eterna di una guerra imminente.
Regolò lo zoom del bulbo oculare sinistro e l’innesto metallico, splendente nei suoi riflessi argentati si mosse leggermente regolando il fuoco del diaframma. Phleba attese la giusta profondità e osservò i fiori ingranditi a 200x.
Li riconobbe. Lillà. Una coperta fitta di lillà si era posata sul quell’area del pianeta. Phleba si chiese come fosse stato possibile. I lillà non erano originari della flora di quel mondo. Immaginò forse qualche seme caduto sbadatamente a un antico esploratore, seme che l’anomalia stessa del pianeta aveva fatto crescere, fiorire, esplodere in un’infinità di floreali discendenti. O forse era stato lo stesso pianeta a sognarli, a metterli lì, a farli esistere dal nulla di una fasulla non esistenza. Manifestazione di un incubo grande quanto un mondo.
Diminuì lo zoom del bulbo oculare a 20x e fece scorrere lo sguardo lungo la distesa viola che gli si parava davanti. Non v’era altro colore. Tutto era stato tinto di un violetto fastidioso, freddo. Phleba non vide né alberi, né arbusti, una distesa pianura livellata da un mantello spesso, ammassato di piccoli fori. Di lillà.
Un suono lo scosse. Il rumore elettronico dei motori della nave in accensione lo costrinse a voltarsi. Vide lo scafo biancastro del veicolo scuotersi e piano sollevarsi. Osservò la camera di decompressione che presto sarebbe stata espulsa, osservò la sala di osservazione che dall’esterno sembrava un bozzolo di vetro trasparente, la plancia e pensò al pilota. Lo invidiò come mai aveva invidiato nessun altro uomo. Il pilota stava tornando a casa. Stava tornando al pianeta d’origine. Si sarebbe lasciato dietro per sempre l’orrore in cui lui, Phleba, era confinato. Fu tentato di alzar la mano e, con un gesto universale, salutare il pilota che se ne andava ma non lo fece. Non ebbe la forza di sollevare l’arto. La desolazione del pianeta già si stava facendo strada in lui, consumandolo. Annichilendo la sua volontà.
La nave prese quota, lentamente si staccò dalla superficie terrosa dello spazioporto e si sollevò. Dieci metri, venti metri, trenta metri e poi si piegò su un fianco. Phleba si figurò il pilota sdraiato nel cunicolo di controllo, le sinapsi della corteccia esterna direttamente collegate all’intelligenza della nave tramite i neuro-trasmettitori indotti, immaginò gli impulsi elettrochimici dell’encefalo del pilota raccolti, catalogati e resi operativi. Ordini mentali dati alla nave.
Il pilota pensò. La nave ascoltò ed obbedì: i retrorazzi si accesero. Tre, due, uno… la nave sfrecciò via, punto di luce invisibile nel cielo terso del pianeta. Phleba restò ad osservare la porzione di cielo dove un attimo prima era ferma la nave. Deserto azzurro. Ora era solo.
Si voltò e vide i lillà.
Solo con i fiori viola.

Etichette:

1 Comments:

Blogger ulVer said...

Ciao Logos...
Vorrei sottoporti un paio di miei cose per un tuo parere...

Mi potresti mandare un email?
(fallo come commento ad un mio post, tanto ho la moderazione e non lo pubblico)

Grazie!!!!

6:06 PM  

Posta un commento

<< Home


adopt your own virtual pet!