27 agosto 2008

Ghiaccio e Guerra - seconda parte

Ghiaccio e Guerra
II

Quanta strada
Prima di questa casa
Quanti passi
Prima di questa scrivania.

Ho incontrato gente
Soldati
Donne e vecchi
Re e poeti
Gente in fuga
Dispersa
Nelle loro terre
E io andavo
Oltre.

Ti ho cercata dove il sole sorge
Ti ho cercata dove il sole tramonta
Ti ho cercata nel cielo
Di una casa senza muri
Ma solo finestre
E tu sei solo una memoria
E un suono che si spegne
Lontano.

Mi raccontavano di averti vista
Un attimo prima del mio passaggio
Ma tu eri sempre un po’ più in là
E io andavo
Avanti
Camminando sul ghiaccio
Immerso nella guerra
Sepolto dalla neve.

Pastrano scuro
Stivali pesanti
Guanti lanosi
E il buffo cappello.
Poi la barba
La mia bionda barba.

Racconteranno leggende
Sul passaggio di un uomo
Dal capo chino
Dagli abiti invernali
Dagli occhi color del cielo.

O la guerra ucciderà
Tutte le leggende
E il ghiaccio seppellirà
Tutto il passato.
Persino quegli occhi.

Sei rimasta lontana
Ed io ero stanco
E qui mi sono fermato
Nella casa senza muri
In mezzo al cielo.

Attendo,
Non smesso di cercati
Ma aspetto
Che sia tu ad entrare
Da quella porta
Che mi separa
Dal ghiaccio
Dalla guerra
Dalla neve
Da te.

Il suono del caffé si mischia
Al suo profumo e vinco la fatica
Di alzarmi e lasciare i fogli
Sparsi
Sulla scrivania
Sul letto
Per terra sul legno
Decorati
Della mia
Fanciullesca grafia.

La tazza fuma e sorseggio
Piano, ogni tazza è forse l’ultima tazza
E poi resterà solo acqua
Ancora per poco
Calda.

Le nuvole nel cielo
Sono scomparse
Forse fuggite
E un pallido sole
Rischiara il mezzogiorno
E il ghiaccio
E la guerra
E la neve che continua
A cadere.

Non ci sono più libri
Combustibile arso da tempo
Delirio per un momento di tepore
Barattato con l’eterno
Consolamentum
Delle parole.
Ora
Solo silenzio
Intorno
Sulle mensole
Di librerie
Vuote.

Uno sparo,
Forse un soldato
M’affaccio da una delle finestre
Ma non vedo nulla
Se non ghiaccio
E la neve
Che cade
Era solo
Un altro
Ennesimo
Suicida.
La sua pistola,
Invidio la sua pistola.

Quanto tempo?
Da quanto tempo sono qui?
In questa mia casa senza muri
Che sorge a ridosso del cielo?
Da dove arriva questo ghiaccio
E la neve
E la guerra?
La bomba è davvero
Scoppiata?
Boom.

Domande scritte nella neve.
E basta un battito di tempesta
Per lavarle via
E nulla resta.

Steso sul letto
Le braccia aperte
Le gambe aperte
Sono un angelo
Vitruviano
E dalle lenzuola scure
Fisso il soffitto
Le pareti
L’ombra di un armadio
Che ora è cenere
Sparpagliata ovunque
E l’orologio
Fermo ad un tempo
Scomparso
Chiudo gli occhi
E non vedo il ghiaccio entrare
Dalla porta e piano
Scivolare nella stanza.
Continuo a far finta di dormire
Magari non si accorgerà di me.

Ghiaccio.
Ovunque.

Sulla scrivania
La penna è inutile
Incido il foglio con un coltello
E cerco di lasciare
Una traccia
Di un passaggio
Di una sosta
E di una ricerca
Che non si è conclusa.

In vano tento
Di ferire il tempo
E lasciare
Lo sfregio
Del mio presente.
Di questo tempo
E di questa casa
Mia.

Il foglio si lacera,
Si spezza e si frantuma
Patina sottile, cristallo
Di ghiaccio.
E le parole restano mute
La mia memoria
Incontaminata
Non si farà verbo.
Non sarò dio.

La guerra è vicina
Il ghiaccio è qui dentro
E la neve continua a cadere.
Impassibile.
Belle Dame.
Sans merci.

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1 Comments:

Anonymous Evertrip said...

Forse ci conviene scriverla noi due, quella lettera a LE Figarò.
Che ne dici?

2:47 PM  

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