29 agosto 2008

Ghiaccio e Guerra - terza parte

Ghiaccio e Guerra
III

Bianco.
Non vedo altro che bianco.
Bianca la casa,
I muri che non esistono
Le grandi finestre
La scrivania
Persino la guerra
Giù per strada
È bianca.

La neve non ha smesso di cadere
Neppure ora che non vi è più nulla
Da ricoprire e tutto è un soffice
Manto
Bianco
Da cui si leva
A volte
Lo scoppio
Di qualche
Anacronistica
Esplosione.
La guerra non si è accorta che il ghiaccio
Ha trionfato.

Non sento più i miei pensieri
Il ricordo si mischia al presente
E il futuro sembra così vicino da poterlo toccare
Lì, nel ghiaccio, nella neve,
Basterebbe dormire
Per un ultima volta.

Le voci. Senti le voci?
Quante voci in questa stanza
Le riconosco una ad una
Sono gli alberi
E il frutto di una perduta conoscenza
Il paradiso perduto
Il suo nome
Che non ricordo
E il mio
Che guizza
Sul ghiaccio e
Rimbomba ovunque.

Cammino nel bianco
Intorno alla casa
In circolo perfetto
E scavo un solco
Dentro o fuori
Di qui o di là
E nel cielo
Un occhio d’abisso mi osserva
E si interroga
Sulla mia follia.

Scavalcano il fosso
Le piccole formiche
D’argento dipinte
Armate di scheletri
Chitinosi e metallici
Possenti
Avanzano lente
In fila perfetta
D’indiana memoria
E arrivano a me
Qui di fronte.
Ant Army.

Guarda le vedi anche tu?
Lì, eccole lì.

Non le vedi?
Sono folle?
Chi sei tu?
Con chi sto parlando?

Sei bianco
E freddo
Come il ghiaccio
E mi rifletti
Senza pensarmi.

Le hai viste le formiche?

Mi hanno parlato
La loro lingua
È facile
È fatta di tanti silenzi
Accatastati l’uno sull’altro
E io il silenzio
Lo capisco.
L’ho imparato negli anni
Prima di questa casa.

Le hai ascoltate?
Hai udito la loro storia?

Chi sei tu?
Perché non vedi?
Perché non senti?

Sei lei?

No.
Non sei lei.

Lei chi?

Musica,
Intorno a me una musica
Note soffuse
Un canto parco
Una nenia.
Scricchiolii nel ghiaccio
E mi accorgo che le esplosioni
Sono cessate
Nessuno sparo
Nessun soldato salta
Su una mina nascosta.

Mina, amante prediletta del Vampiro.

Urlo.
La guerra è finita?
Finita?
Ita?
A?

Passa un momento
E lo sparo arriva
Risposta gracchiante alla mia stolta domanda.
Il vetro esplode intorno a me.
Sangue, schegge e sgorganti
Ferite sul volto.
Rosso sul bianco
Astratto dipinto in cui riconosco
Me stesso.
Il mio viso
Deturpato.

La guerra non finirà mai.

E la musica smette di suonare,
E l’eco della battaglia
Ritorna
Come una risacca
Stanca
Sulla spiaggia
Fredda
Della mia
Solitudine.

Il sole tramonta,
E la luna si alza nel cielo
Proprio lì
Ad una passo dalle finestre
Della mia casa
E quasi la sfioro
E ne sento
La luce
Tra le dita
Blu
Elettrica
Come una pira
Funeraria
Caricata
A dinamo.

Un funerale,
Marionette in nero
A seguire il feretro
Movimenti a scatti
E fili che pendono dall’alto
Nessuno parla
Disegnate le lacrime
Sui visi di legno
E la recita prosegue.
Tumulazione
Di una presunta
Umanità.

Allungo il braccio
Le richiamo a me
Ma non mi odono
E il sacerdote
Intesse rosari
Di assillante
Disperazione.

Ho la netta impressione
Che mi odino.
Come quel dio
Padre di dei
Nordici
E ghiacciati.

Come questo
Tutto questo
Che mi circonda.

Un brusire
Scarabei neri che affrettano le mandibole
Attraverso questa distesa
Di ghiaccio e guerra
E la neve continua a cadere.

Sento le mie ossa
Spolpate della carne
Bianche
Lisce come una tela
Su cui potrei continuare
A scrivere.

Dei passi.

Ascolto dei passi sul selciato
Sulle scale
Sulla passatoia che giunge a me
Nella stanza accanto
Qui
Sulla porta
Immobili.

Sei tu?
Sei dunque giunta a me?
Chi sei tu?

Quale è il tuo nome?

Io non lo ricordo.

Ricordo il mio.

Conosco il nome.
Il mo nome.

Una figura
Silhouette d’ombra
Sullo sfondo ghiacciato
Della neve
e del bianco
Osserva e non parla.
Non mi muovo
Alla scrivania
Continuo a tentare
Di scrivere
Del ghiaccio
Della guerra
E della neve
Che non si dà pace di cadere.

Lei mi osserva e io la ignoro.

La penna è senza inchiostro
Il foglio a pezzi
E la mia mano viola
Come il cielo
Di una sera
Che accoglie un marinaio
Fenicio
Che ritorna a casa.

E lei sulla porta
Ancora nessun suono
Dalla sua bocca
Se anche ne avesse una
Non parlerebbe
Perché nulla da dire
E ogni cosa è chiara.

Bastava solo aspettarla.
E lei sarebbe arrivata.

Samarcanda non è lontana.
Samarcanda è qui.

E lei è finalmente arrivata.

Per l’ultima volta
Guardo fuori dalla grande finestra
E vedo il monte
Seghettato
Le piccole e segrete piramidi
Il mio paesaggio.
Sono stato un buon pittore.

Chiudo gli occhi.

Non c’è più ghiaccio
Né la guerra
Anche la neve
Ha smesso di scivolare dal cielo.

Mi volto e la guardo.

Ora ricordo il suo nome.

Non l’avevo perduto.

Lo sussurro
Insieme al mio.

Qui
Non v’è niente
Altro
Che noi.

E la neve
Che giace.
Insignificante.

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1 Comments:

Anonymous Evertrip said...

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2:26 PM  

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