12 novembre 2008

Liquami di rigenerazione continua sgorgavano da migliaia di pori

Rami di Verdi Lame (4)
Il cubo-merci era stato costruito per sfiorare l’eternità. Il metallo autorigenerante era venato di sottili striature che a contatto con le diverse atmosfera raccoglievano sostanze volatili utili all’autoconservazione. Parti di molecole erano scomposte e riassemblate per riparare eventuali danni occorsi durante gli sganci e le traversate intersistemiche. Costruito nei laboratori dell’Impero il cubo-merci era commercializzato in un qualunque bazar spaziale. Vitale il suo utilizzo per la Gilda dei Mercanti che ne ordinava migliaia di migliaia maledicendo la propria incapacità industriale e la conseguente sottomissione al potere manifatturiero degli stabilimenti imperiali.
Senza cubo-merci non ci sarebbe stato il commercio intersistemico e senza di esso non ci sarebbe stata la Gilda. Ma senza la Gilda non ci sarebbe stato neppure l’Impero e senza di esso neppure l’Ordine avrebbe avuto senso e vano il suo continuo proselitismo sui mondi di confine. Era per questo che l’Impero continuava a produrre i cubo-merci e a venderli a prezzi di costo alla Gilda e all’Ordine. Nessuna concorrenza valeva l’autodistruzione.
Il cubo-merci era un organismo semi-vivente composto da parti biomeccanicizzate e automatizzate. Governato da un cervello semi-animale poteva assolvere ad elementari funzioni volte a proteggere il contenuto trasportato. La merce era prioritaria sul cubo-merci. Nessun cubo-merci poteva e doveva anteporre la propria sopravvivenza a discapito del contenuto stoccato al suo interno. Qualunque esso fosse.
L’interno del cubo-merci era viscido. Liquami di rigenerazione continua sgorgavano da migliaia di pori e colavano fetidi lungo le pareti neri. Nessuna luce interna. Buio perfetto e viscoso. Gli oggetti che più delle volte venivano trasportati erano a-biologici. Componenti e frammenti di cellule da ridisegnare in un qualche laboratorio dell’Ordine. Nessun essere vivente poteva pensare di sopportare un viaggio dentro un cubo-merci. Tra le sue pareti non vi era nessun apparato di criostatica deriva. Nessun sonno ghiacciato avrebbe lenito i decenni di viaggio fra un pianeta e l’altro di diversi sistemi solari. Viaggiare dentro un cubo-merci significava sacrificare una buona parte della propria vita dentro un loculo buio, senza alcuna forma di comunicazione, senza nessuna compagnia. Invecchiando nel silenzio del nulla intorno.
Nessuno avrebbe mai accettato di viaggiare in un cubo.

Il monaco continuò la preghiera. La stessa identica preghiera che andava ripetendo da circa 8 periodi standard. Quando era partito dal Pianeta Sacro dell’Ordine non ne aveva più di 16. Un terzo della sua vita era passata dentro quelle pareti nutrendosi del liquame rigenerativo del cubo-merci e pregando. La stessa identica preghiera.
Sentiva che la sua missione stava per cominciare. Lo aveva capito dal rumore dei retrorazzi del cubo-merci che si erano accessi, dal sobbalzare caotico della struttura e ora dalla caduta. Precipitava a terra a velocità spaventose attratto insieme al cubo-merci dalla leggera forza di gravità del pianeta. Pochi momenti e il suo viaggio si sarebbe concluso.
Avrebbe visto il sole di nuovo.
Il monaco però non pensava alla luce, all’aria che avrebbe respirato, all’ossigeno vero e non alterato che avrebbe inondato i suoi polmoni semimetallici. No. Pensava solo alla sua missione. Gli era stata inculcata in ogni singola cellula, impressa a fuoco nel suo DNA. Ad ogni riproduzione cellulare il dictat si rinnovava, sempre più forte. Sempre più impellente.
La sua missione.
La preghiera proseguì e il monaco chiuse gli occhi facendo buio del buio intorno. Se le istruzioni che aveva ricevuto erano corrette la caduta sarebbe durata 1\1340 di ciclo standard e le coordinate di atterraggio predefinite a: 78-65-09.
Pensò al Priore, pensò ai vari monaci che si erano sacrificati per il trionfo dell’Ordine. Ricordò storie che si erano tramutate in leggende. Non c’era vanagloria nei suoi pensieri. Lui stesso non esisteva se non come creatura dell’Ordine e la sua unica gloria era la gloria dell’Ordine, del Piore e del futuro avvento.
Concluse di pregare e alzò lo sguardo. Aprì gli occhi a fissare l’identico buio.
La sua missione stava per cominciare.

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1 Comments:

Anonymous zoon said...

splendido passo. va assolutamente implementato!

1:14 PM  

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