10 agosto 2009

Sono sull’orlo di un viaggio

Sono sull’orlo di un viaggio

Se e quando il tempo smetterà di correre
Io deciderò di fermarmi e un poco aspetterò.
Non ho nulla da dire né tanto meno da fare,
Cammino e tra città vago andando
E girovagando, oscillando in strade
E piccole piazze vive della mia
Immaginosa memoria. Altri tempi.

Un camion scorre, lo sento rullare sul pendio
Si disperde oltre e non ne resta traccia nel paesaggio.
Foglie, sembrano esserci foglie ovunque,
verdi, marce, marroni, putrescenti e vive,
un vento si insinua e canta una storia che non conosco
altri linguaggi, altre guerre. Tempi che non mi appartengono.

Una collina, vedo beduini urlanti vociare tra spari nel cielo
E grida bellicose. Sono solo nel deserto.
Non scorgo più nemmeno la base del campo, l’edificio
Rosso e circondato da tappeti di preghiera. Acqua fresca.
Questo è un ricordo di un’altra mia vita?

Ho nel naso un odore e sulla lingua un sapore
Negli occhi un colore e nelle orecchie una voce.
Sulle mani ancora impressa la forma.
E la sensazione. Sono un’esperienza vissuta,
un Erlebnis. Frantumati momenti, hic et nunc,
amalgama di un qui ed ora perfetto.
Io sono quel momento?

Un valzer nell’aria, scivola il fiume limaccioso
lungo un intero continente, e non sono solo.
Ragazzo, neppure un giovane uomo assaporo una diversa esistenza
Un’altra vita, un barlume di appartenenza e forse di speranza.
La mia felicità. Perla dentro uno scrigno inespugnabile,
trasparente ai miei occhi e al mio dolore.
Ricordi. Un vita antica.

Opalescenti, diafane e ombrate, frammenti di memoria
Diverse esistenze di una comune biografia.
Sono sull’orlo di un viaggio, oceano blu, freddo
E guerre civili di anacronistici conflitti fra religioni.
Il selciato del Gigante mi aspetta, oltre lo stretto braccio di mare
E le piazze affollate mi accolgono e non posso far altro
Che andare e camminare e parlare al mio silenzio.

Io sono là, ad attendermi come la Morte a Samarcanda.
Ora in quel caffè, o forse sul quel ponte, magari sotto quel monumento
Nella mappa della città io esisto e nel suo srotolarsi come un canone antico,
segreto linguaggio di una sconosciuta scrittura, io vivo. Io sono lo scriba
e traccio il segno lungo le vie, i vicoli e i viottoli.
Ad ogni passo il mio nome. Ovunque il mio nome.
Nella città leggerò il mio nome.
La città, il mio nome.

Là in fondo non c’è nulla. Non smetterò di dare giudizio a me stesso
E, ascolto Eliot, dirmi che le chiavi della prigione sono nelle mie dita.
Guardo il palmo, è vuoto e come un abisso mi fissa.
Resterò qui, curioso, a camminare su e giù dal crinale
Sino a che il tempo si fermerà e io potrò aspettare.
Sdraiato, seduto o in piedi. Attenderò.
Prima o poi il tempo avrà fine.
E il mio nome si cancellerà come tutte le vite che ho vissuto.

Buon viaggio.

5 Comments:

Blogger ulVer said...

"Due giorni e due notti di cammino.
Un viaggio dalla luce all’oscurita’.
Con consuetudine inversa.
Solamente nell’eterna notte redentrice delle colpe,
cosi’ almeno si crede,
Vedro’ delinearsi all’orizzonte la nuova Babilonia.
Alle sue porte mi attende il giardino delle delizie
E forse qualche dimenticata divinita’ che non attraversa più’i mari.
Fino a quel momento e’ meglio tacere.
Ogni parola e’ difficile e l’ultima e’ sempre fatale.
Sotto la stella dell’incertezza proseguo ancora in questo deserto rubato dove
i passi affondano nell’eresia dei maestri."



Pochi mesi fa anche io sono stato sull'orlo di un viaggio.
Poi ho naufragato, mi sono perso, ho ritrovato la via e poi casa.
Che non era più la mia.
E da allora io non sono più io...

9:34 AM  
Blogger ulVer said...

ps: complimenti per "Pensa a Phleba"... semplicemente magnifico

9:36 AM  
Anonymous FCB said...

Quando scrivi tu diventi una specie di Dio del tempo perduto. Un trasmutatore sintattico di pezzi di marmo che riflettono dicimila immagini, una pioggia di foto ingiallite sopra ai sospiri d'amore di un corpo bruciato via dall'esplosione nucleare che doveva spazzare l'Europa.

Io sento la mia scrittura come la bava di una lumaca che cerca di mettere insieme dei pezzi di qualcosa di rotto, di un uomo rotto. Invece in te vedo e sono attratto dall'eleganza polverosa del tempo fermo, del guardare il tempo attraverso una teca di museo del 3092.

Non vedo l'ora di leggere il tuo pezzo su A.F.O. e probabilmente mi entusiasmerà come mi entusiasma un po' qualsiasi cosa ti esca dal cervello... o meglio mi malcinconentusiasta.

10:13 PM  
Anonymous zoon said...

sarà uno splendido viaggio, fatto col tuo incedere tipico. ne mangerai, per lungo tempo, anche dopo. buona vacanza, ragasso...

5:38 PM  
Anonymous Anonimo said...

quello che stavo cercando, grazie

7:51 AM  

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